Silver Economy: una nuova grande economia. Anche per l’Italia?

La Silver Economy costituisce una grande sfida, ma anche una grande opportunità, per l’economia europea e mondiale. E l’Italia, paese coinvolto in prima linea, saprà adeguarsi per tempo?

A gennaio DiCEworld ha partecipato alla manifestazione francese Ageing Fit dedicata alla Silver Economy, sulla quale esistono cifre importanti, che fanno comprendere in maniera inconfutabile quanto ci attende nei prossimi anni.

Per Silver Economy si intende il sistema di produzione, distribuzione e consumo di beni e servizi destinato a soddisfare le esigenze di consumo, vita e salute dei Silver, ossia gli over 65 (anche se la Commissione Europea estende la definizione a partire dagli over 50).

Per inquadrare le dimensioni delle sfide, ma anche delle opportunità che ci attendono, partiamo da questo dato: se la Silver Economy fosse uno stato sovrano la sua economia si posizionerebbe, per dimensioni, subito dietro Stati Uniti e Cina. Questo significa che i Silver hanno, e avranno, un impatto decisivo sulle nostre economie e che l’economia, come la conosciamo oggi, è destinata a cambiare, visto l’allungarsi della speranza di vita.

E in questo cambiamento sarà cruciale proprio lo sviluppo della Silver Economy e la sua capacità di anticipare, soddisfare bisogni e necessità di un segmento demografico sempre più rilevante.

Secondo Eurostat entro il 2050-2070, la popolazione umana aumenterà e sarà più vecchia di oggi. In Europa la percentuale degli over 65 anni passerà dal 29,6% del 2016 al 51,2% nel 2070.

In l’Italia, la nazione europea con la percentuale più alta di over 65 (oggi circa 14 milioni che rappresentano il 23% della popolazione), si passerà a oltre 16 milioni nel 2030 per arrivare a quasi 20 milioni di silver nel 2047.

Situazione non solo italiana. Anche il Giappone, paese di centenari, prevede di dover sostenere una popolazione sempre più longeva. Per questo sta già intensificando la collaborazione tra stato e privati al fine di affrontare una serie di problematiche di rilievo, tra cui la mancanza di assistenti sociali, sostituiti sempre più dall’automazione domestica.

Nella stessa direzione gli Stati Uniti, che stanno potenziando gli investimenti su laboratori e incubatori universitari dove si svolgono sperimentazioni cliniche di prodotti tecnologici, che verranno poi immessi sul mercato, per l’autonomia e la salute degli anziani.

Se la situazione da una parte può apparire preoccupante, perché significa avere una quota crescente di popolazione inattiva dal punto di vista lavorativo e bisognosa di servizi specifici, dall’altra può essere una importante occasione perché la platea cui ci si rivolge è sempre più ampia ed è dotata di capacità di spesa spesso superiore a quella delle generazioni più giovani.

Silver economy

Sempre più studi e statistiche concordano sul fatto che i Silver possiedono un patrimonio mobiliare e immobiliare superiore a quello dei giovani; un reddito medio annuo più alto; una solidità finanziaria maggiore e una propensione alla spesa maggiore, visto che si trovano in fase di decumulo.

Le spese dei Silver si indirizzano a beni e servizi per la cura della persona e della salute (assistenza, farmaci e spese sanitarie rientranti nella cosiddetta white economy) ma anche a viaggi, turismo, strutture ricreative, ricettive e tempo libero.

Se negli anni scorsi gli investimenti della Silver Economy erano per lo più legati ai settori di salute, case e servizi, ora l’attenzione si concentra su settori più innovativi come tecnologia, comunicazione e intelligenza artificiale, tutti volti a soddisfare bisogni ed esigenze di anziani che hanno una vita ancora attiva e autonoma.

Secondo alcuni dati, l’impatto dei Silver sull’economia italiana si stima in un totale di consumi pari a 304,7 miliardi di euro, che a propria volta genera una occupazione di 5,6 milioni di persone e un PIL complessivo pari a circa 417 miliardi.

Il progressivo ampliamento della platea di riferimento sembra dunque doversi tradurre positivamente nel fiorire di attività commerciali, industriali, di servizio e sanitarie, vale a dire iniziative dal potenziale economico-finanziario significativo.

Una sfida importate, importantissima, non solo per il nostro PIL ma anche e soprattutto per il benessere effettivo dei futuri over 65, che speriamo non venga disatteso.

E ora la domanda cruciale che vi pongo è: riuscirà l’Italia a cogliere, ma soprattutto a vincere, questa sfida, visto che paesi con situazioni affini alla nostra stanno già investendo?